Il Bunyip, nella mitologia aborigena è un mostro che abita il fondo di pozzanghere acquitrini e fiumi..
Dal fondo limaccioso dello specchio d'acqua questa graziosa bestiola si diletta, sempre secondo il folklore popolare a spargere malattie e a tormentare le persone che hanno la sventura di avvicinarsi troppo alla superficie dello stagno.
Probabilmente vi chiederete quello che può avere a che fare questa creatura inventata con il sistema Italia... direttamente proprio nulla, indirettamente invece questo mito può esemplificare di molto le caratteristiche di una forma mentis che si è via via approfondita in questo ultimo periodo di tempo.
Quando nelle trasmissioni televisive, nei giornali o, perfino nelle pubblicazioni per addetti a lavori si parla della crisi che da tanto tempo sta indebolendo e ferendo la nostra povera nazione, si parla inequivocabilmente di una o più cause pratiche , come se il presentatore, l’autore dell’articolo o il luminare di turno siano convinti di possedere una sorta di bacchetta magica o un altro potere di qualche genere…
La similitudine con le malattie è classica e citata in molte fonti.. il sistema Italia è malato, la nostra industria è al tracollo, nemmeno fosse un vecchio malato e noi fossimo i suoi eredi, in attesa che questo sistemi scoppi da un momento all’atro lasciandoci non dico eredi ma almeno beneficiati di una nuova e finalmente facile via per arricchirsi tutti e senza sforzo.
Beh signori, io penso che sia proprio il nostro e con nostro intendo di tutti noi modo di ragionare che ci impedisce di risollevarci stabilmente dalla nostra condizione di difficoltà.
Pensateci un attimo “ah povera Italia di dolore ostello”scriveva Dante.
Oggi ci sono molti altri pensatori che portano avanti questo pensiero, purtroppo però non dicono mai dove mettere le mani in un sistema complesso come quello del 7° paese industrializzato del mondo (per Pil nominale ovviamente ma non facciamo i sofisticati.) con un’enorme sistema di previdenza sociale ed una pressione fiscale ancora più notevole.
Partiamo da un principio semplice: in un’economia, almeno in misura teorica dovrebbe guadagnare di più colui che riesce a produrre in modo innovativo, meglio di più e con più efficienza (N.B.M.E).
Ora il modo di ragionare che possiamo, anzi potete in prima persona osservare nelle discussioni a carattere generalista (ovvero quelle su cui fanno più affidamento i poveri italiani, travolti spesso da troppe informazioni e non abituati a fare l’acuta cernita delle notizie) vertono spesso su due cardini: il primo è “di chi è la colpa?” il secondo è “chi e come ci rifarà spendere di nuovo?”.
Non è difficile capire perché ci mettiamo ancora a cercare , all’inizio del terzo millennio il capro espiatorio in una sola persona-classe sociale o ruolo… il fatto è che la mentalità e la stessa forma mentis della maggioranza delle persone è rimasta la stessa del nostro periodo storico passata : in particolare siamo figli sia del tempo comunale sia dei tanto declamati fasti augustei.
Dell’epoca dei comuni abbiamo ereditato non l’ardore politico, sebbene siamo inclini alle baruffe di partito… ma soprattutto il fatto di voler vedere unicamente in bianco e nero, una dicotomia forte e sostanzialmente inutile.
Mi spiegherò meglio noi uomini solitamente scegliamo più o meno consciamente una fazione od un politico e lo difendiamo davanti a tutti e a noi stessi a prescindere dagli effetti o dalle azioni che la nostra fazione riesce ad ottenere.
Noi sosteniamo qualcun altro perché abbiamo disperatamente voglia di rivincita, di riuscire di sollevarci dalla frustrazione magari.. non per il semplice programma politico.
La stessa psicologia che vi è dietro alle tifoserie calcistiche, dietro alle faide tra comuni guelfi e ghibellini, tra vicini di casa la ritroviamo chiaramente nel difendere le scelte di un politico o dell’altro mitizzando uno e denigrando la fazione avversa.. quanto sia utile questo pensiero al paese lo lascio a voi.
Dall’epoca imperiale invece abbiamo ricevuto il nostro sistema clientelare, dove quasi ogni buon romano andava a porgere il saluto in casa di un cittadino più influente in cambio della sportula (una quantità di denaro solitamente.) e dove i vizi dovevano rimanere privati ma pubbliche le virtù.
“ho ritegno a dire cosa fai tu con la tua lingua emula di Catone” scriveva nel primo secolo dopo Cristo..
Pensandoci l’unica cosa che servirebbe alla nostra Italia è una buona cura di senso civico e di orgoglio per il proprio lavoro, il senso di voler fare con cura il proprio mestiere, cercando di snellire i tempi delle operazioni burocratiche, ad esempio.
In mancanza di questo non ci resta che incolpare il mostro delle pozzanghere della sua crudeltà… inseguire idee fumose come quelle che generano gli stregoni tra i vapori dei legni aromatici aspettando la notizia più interessante nel notiziario.
E’ molto facile infatti dare la colpa a qualcuno che dover pensare a cosa dovrei fare qui ed ora.. saremmo molto più sollevati a sapere che vi è qualcosa di estraneo a noi, di mitologico quasi che ci ha messo nella brutta situazione in cui siamo… o viceversa ad inneggiare alla libertà dei bunyip come unico baluardo contro l’indifferentismo..
La realtà è che dovremo presto rimboccarci le maniche, tutti noi se vogliamo renderci fieri di questo paese e già che ci siamo lasciamo i bunyip nelle loro paludi… gradiranno di sicuro.
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