The Inner Voice
“Per ogni problema complesso esiste una soluzione semplice, ed è quella sbagliata” Umberto Eco, Il pendolo di Foucault
venerdì 2 novembre 2012
La Ribellione delle Masse (José Ortega y Gasset 1930)
Il post non è mio, ma l'ho salvato perché interessante
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La società è una realtà complessa verso la quale abbiamo dei doveri e dalla quale abbiamo diritto di ricevere assistenza e protezione. Dalla famiglia riceviamo l’essere e dalla società attendiamo il benessere. Le menti più acute della cultura occidentale hanno studiato questa realtà: Platone, Aristotele, S. Agostino, S. Tommaso, Campanella, Hobbes, Kant, Hegel, Marx e altri hanno cercato di definire cosa sia la società, quali regole deve darsi, quali sono le cause dei suoi errori e i rimedi agli errori stessi. Anche Ortega ha analizzato la società e i suoi problemi, e la sua analisi è stata così acuta e convincente che la sua opera La ribellione delle masse del 1930 è stata posta sullo stesso livello del Contratto sociale di Rousseau (1700) e del Capitale di Marx (1800). L'opera di Ortega y Gasset è profetica descrive in modo molto accurato la società attuale. Quando parla di norme, parla di norme sociali non di norme statali.
Quando parlo ai miei amici di ciò che è scritto nel libro normalmente non si stupiscono pensando che sia stato scritto ora, quando gli dico che è stato scritto nel 1930 rimangono stupefatti.
OyG definisce "Massa" è tutto ciò che non giudica se stesso - né in bene né in male - mediante ragioni speciali, ma che si sente "come tutto il mondo", e tuttavia non se ne angustia, anzi si sente a suo agio nel riconoscersi identico agli altri. La massa quindi è costituita uomini-massa più o meno identici tra loro.
Di seguito vi è un riassunto dei 15 capitoli di cui si compone il tomo:
Cap. (1) Il fenomeno dell’agglomeramento.
Le città sono piene di gente. Le case, piene d’inquilini. Gli alberghi, pieni di ospiti, i treni pieni di viaggiatori. I caffè, pieni di consumatori. Le strade, piene di passanti. Le anticamere dei medici più noti, piene d’ammalati. Gli spettacoli, appena non siano molto estemporanei, pieni di spettatori. Le spiagge, piene di bagnanti. Quello che prima non soleva essere un problema, incomincia ad essere quasi ad ogni momento: trovar posto. La socializzazione dell’uomo è una faccenda paurosa: perché non si limita a esigere che il mio sia per gli altri – proposito eccellente che a me non reca disagio alcuno – ma che mi obbliga a far mio ciò che è degli altri. Per esempio: adottare le idee e i gusti degli altri, di tutti. Proibita ogni proprietà privata , compresa quella di avere convinzioni per uso esclusivo di ognuno. Adesso, di colpo, molti uomini ritornano ad avere la nostalgia del gregge. Si abbandonano con passione a ciò che in essi c’era ancora della natura delle pecore. Vogliono marciare nella vita uniti, in un cammino collettivo, lana contro lana, e il capo chino. Per questo in molti paesi d’Europa si vanno cercando un pastore e un mastino. Oggi assistiamo al trionfo di una iperdemocrazia in cui la massa opera direttamente senza legge, per mezzo di pressioni materiali, imponendo le sue aspirazioni e i suoi gusti. Nel passato… la massa presumeva che, in ultima analisi, con tutti i loro difetti e le loro magagne, le minoranze dei politici s’intendessero degli affari pubblici un po’ più di essa. Adesso, invece, la massa ritiene di avere il diritto d’imporre e dar vigore di legge ai suoi luoghi comuni da caffè.
Cap. (2) (3) L’ascesa del livello storico e l’altezza dei tempi.
l livello storico è salito nel senso che le masse hanno raggiunto il livello di vita, piaceri e diritti prima riservati alle élite; e questo fatto ha le sue radici nelle idee di alcune minoranze del 1700, nelle quali è affermato questo principio: “Per il solo fatto di nascere l’uomo ha certi diritti fondamentali, uguali per tutti”. L’ascesa delle masse sul palcoscenico della storia può essere un pericolo gravissimo oppure il presupposto di grandi possibilità positive.Ma quale criterio possiamo prendere per giudicare il livello di civiltà di un tempo storico? In molte epoche si è parlato della età dell’oro. Agli inizi del ‘900 (belle époque) si pensò di essere arrivati nella pienezza dei tempi, e invece si era vicini a una catastrofe. L’età dell’oro è quella della massima tensione vitale: “Il cammino è meglio delle soste” (Cervantes). Il nostro tempo? E’ superiore agli altri e inferiore a se stesso: orgoglioso e timoroso, incerto.
Cap. (4) L’aumento della vita.
La vita si è resa effettivamente mondiale: i Sivigliani seguivano sui giornali la conquista del Polo…giornale e schermo…; possibilità di comprare , di sapere, di viaggiare.
Cap. (5) Un dato statistico.
Dal 1800 al 1914 la popolazione europea ascende da 180 a 460 milioni. A tale massa di uomini si è potuto insegnare le tecniche della vita moderna, ma non si è riusciti ad educarla, cioè a spiegare che il funzionamento della società è legato a problemi tradizionali e complessi. E così il potere pubblico è controllato dal potere delle masse e vive alla giornata.
Cap. (6) Comincia la vivisezione dell’uomo-massa.
L’uomo-massa è quello che dà libera espansione ai suoi desideri vitali; questa possibilità è un dono messo a sua disposizione dalla democrazia liberale e dalla tecnica del sec. XIX°. L’uomo-massa dimostra la più assoluta ingratitudine verso tutto ciò che ha migliorato la sua esistenza. E’ come un bimbo viziato e ignorante che considera le automobili elementi della natura , come il sole che spunta ogni mattina.
Cap. (7) Vita nobile e vita volgare.
Vita nobile è quella di chi si appella a una norma superiore a lui, al cui servizio si pone liberamente. Vita volgare è quella di chi è soddisfatto di sé e si ritiene superiore a tutti. E cita Goete: “Vivere a proprio gusto è da plebeo; l’animo nobile aspira a un ordine e alla legge”. Per me, nobiltà è sinonimo di vita coraggiosa, posta sempre a superare se stessa, a trascendere ciò che è, verso ciò che si propone come dovere ed esigenza.
Cap. (8) L’intervento violento delle masse.
Poiché l’uomo-massa a causa dell’ignoranza e dell’orgoglio è sordo al dialogo (fondamento della civile convivenza), passa all’azione diretta (prima era ultima ratio ora è prima ratio) in tutti i campi. E’ la pretesa di dirigere la società stessa senza averne la capacità. La barbarie è assenza di norme.
Cap. (9) Primitivismo e tecnica.
L’uomo-massa è un primitivo ignorante e presuntuoso che gode di tutti i prodotti della tecnica e non fa nulla per sostenere la tecnica e la ricerca; è come un selvaggio dell’Africa centrale che si serve dell’auto o dell’aspirina, senza sapere come possano esistere.
Cap. (10) Primitivismo e storia.
L’uomo-massa è un primitivo che non tiene conto della storia, cioè delle radici che hanno prodotto i frutti di cui si ciba. E allora rischia di fare rivoluzioni antistoriche, ingenue, come quella fascista o quella comunista. Non può o non vuole capire che il liberalismo è successivo al non liberalismo e che nella storia non si può tornar indietro. Si può soltanto digerire il liberalismo e perfezionarlo.
Cap. (11) L’epoca del signorino soddisfatto.
L’uomo-massa è come un signorino soddisfatto che segue tutti i suoi capricci, sprecando ciò che gli altri hanno accumulato prima di lui. Non si preoccupa degli altri e del futuro e si permette tutto come “figlio di famiglia”.
Cap. (12) La barbarie dello specialismo.
Lo specialista è un saggio-ignorante. Saggio per quel frammento di universo che conosce e ignorante riguardo a tutto il resto. Lo scienziato, per dover sempre ridurre il suo ambito di ricerca, va progressivamente perdendo contatto con le altre parti della scienza, vale a dire con una interpretazione totale dell’Universo, che è l’unica a meritare i titoli di scienza, cultura, civiltà europea. Il male è quando, col prestigio che gode, osa parlare di tutto, anche di quello che non conosce bene.
Cap. (13) Il maggior pericolo: lo Stato. In una società ordinata la massa non può agire da se stessa e deve riferirsi a minoranze eccellenti.
La massa può agire da se stessa solo col linciaggio. Dove trionfa la massa, trionfa la violenza. Alcuni secoli fa il potere sociale prevaleva sul potere dello Stato. Ma dal 1848, quando la borghesia è andata al governo, lo Stato si è sempre più rafforzato, e oggi la statizzazione è il maggior pericolo per la civiltà. Lo statismo è la forma superiore che assumono la violenza e l’azione diretta costituite a norma.
Cap. (14) Chi comanda nel mondo? Risposta: comanda chi ha il sostegno dell’opinione pubblica.
Il comando che si basa solo sulla forza non è autentico e non può durare. Talleyrand disse a Napoleone: “Con le baionette, sire, si può fare tutto, tranne una cosa: sedervisi sopra”. A volte, però, l’opinione pubblica non esiste. Allora la forza bruta prende il suo posto. Chi comanda nel mondo? L’Europa non comanda più, perché è demoralizzata, nel senso che è priva di una morale, che consiste sempre in un compito. America e Russia non comandano in quanto sono solo camuffamenti della civiltà europea. L’Europa è come un’aula scolastica dalla quale si è allontanato il maestro, colui che mantiene l’ordine proponendo un compito: gli alunni non fanno altro che capriole. Chi vive una vita nobile o comanda o ubbidisce per la realizzazione di un ideale che è oltre la vita. Chi è demoralizzato vive una vita volgare: né comanda, né ubbidisce. L’Europa può tornare alla guida morale del mondo se diventa una comunità sovranazionale. Il pessimismo, lo scoraggiamento che oggi pesa sull’anima continentale somiglia assai a quello del volatile di ampia ala, che nel percuotere i suoi grandi remi si ferisce nei ferri della gabbia. La città, la polis è nata come sun oikia, cioè accordo di vivere insieme, superando il limite cellulare della famiglia; così dev’essere di ogni nazione e della comunità sovranazionale. Lo Stato è una realtà complessa e difficile, un plebiscito quotidiano (Renan). Dunque, unica salvezza per l’Europa è fare gli Stati Uniti d’Europa(nota Unione Europea e Stati Uniti d'Europa non sono la medesima cosa).
Cap. (15) Il vero problema.
Questo è il problema:l’Europa è rimasta senza una morale. Non è che l’uomo-massa disprezzi la moraleantiquata a vantaggio di un’altra che si annunzia; ma è che il centro del suo regime vitale consiste precisamente nell’aspirazione a vivere senza sottoporsi a nessuna morale. Chi non ha una morale non è amorale, ma immorale.
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sabato 21 maggio 2011
l'Italia spiegata dai Bunyip.
Il Bunyip, nella mitologia aborigena è un mostro che abita il fondo di pozzanghere acquitrini e fiumi..
Dal fondo limaccioso dello specchio d'acqua questa graziosa bestiola si diletta, sempre secondo il folklore popolare a spargere malattie e a tormentare le persone che hanno la sventura di avvicinarsi troppo alla superficie dello stagno.
Probabilmente vi chiederete quello che può avere a che fare questa creatura inventata con il sistema Italia... direttamente proprio nulla, indirettamente invece questo mito può esemplificare di molto le caratteristiche di una forma mentis che si è via via approfondita in questo ultimo periodo di tempo.
Quando nelle trasmissioni televisive, nei giornali o, perfino nelle pubblicazioni per addetti a lavori si parla della crisi che da tanto tempo sta indebolendo e ferendo la nostra povera nazione, si parla inequivocabilmente di una o più cause pratiche , come se il presentatore, l’autore dell’articolo o il luminare di turno siano convinti di possedere una sorta di bacchetta magica o un altro potere di qualche genere…
La similitudine con le malattie è classica e citata in molte fonti.. il sistema Italia è malato, la nostra industria è al tracollo, nemmeno fosse un vecchio malato e noi fossimo i suoi eredi, in attesa che questo sistemi scoppi da un momento all’atro lasciandoci non dico eredi ma almeno beneficiati di una nuova e finalmente facile via per arricchirsi tutti e senza sforzo.
Beh signori, io penso che sia proprio il nostro e con nostro intendo di tutti noi modo di ragionare che ci impedisce di risollevarci stabilmente dalla nostra condizione di difficoltà.
Pensateci un attimo “ah povera Italia di dolore ostello”scriveva Dante.
Oggi ci sono molti altri pensatori che portano avanti questo pensiero, purtroppo però non dicono mai dove mettere le mani in un sistema complesso come quello del 7° paese industrializzato del mondo (per Pil nominale ovviamente ma non facciamo i sofisticati.) con un’enorme sistema di previdenza sociale ed una pressione fiscale ancora più notevole.
Partiamo da un principio semplice: in un’economia, almeno in misura teorica dovrebbe guadagnare di più colui che riesce a produrre in modo innovativo, meglio di più e con più efficienza (N.B.M.E).
Ora il modo di ragionare che possiamo, anzi potete in prima persona osservare nelle discussioni a carattere generalista (ovvero quelle su cui fanno più affidamento i poveri italiani, travolti spesso da troppe informazioni e non abituati a fare l’acuta cernita delle notizie) vertono spesso su due cardini: il primo è “di chi è la colpa?” il secondo è “chi e come ci rifarà spendere di nuovo?”.
Non è difficile capire perché ci mettiamo ancora a cercare , all’inizio del terzo millennio il capro espiatorio in una sola persona-classe sociale o ruolo… il fatto è che la mentalità e la stessa forma mentis della maggioranza delle persone è rimasta la stessa del nostro periodo storico passata : in particolare siamo figli sia del tempo comunale sia dei tanto declamati fasti augustei.
Dell’epoca dei comuni abbiamo ereditato non l’ardore politico, sebbene siamo inclini alle baruffe di partito… ma soprattutto il fatto di voler vedere unicamente in bianco e nero, una dicotomia forte e sostanzialmente inutile.
Mi spiegherò meglio noi uomini solitamente scegliamo più o meno consciamente una fazione od un politico e lo difendiamo davanti a tutti e a noi stessi a prescindere dagli effetti o dalle azioni che la nostra fazione riesce ad ottenere.
Noi sosteniamo qualcun altro perché abbiamo disperatamente voglia di rivincita, di riuscire di sollevarci dalla frustrazione magari.. non per il semplice programma politico.
La stessa psicologia che vi è dietro alle tifoserie calcistiche, dietro alle faide tra comuni guelfi e ghibellini, tra vicini di casa la ritroviamo chiaramente nel difendere le scelte di un politico o dell’altro mitizzando uno e denigrando la fazione avversa.. quanto sia utile questo pensiero al paese lo lascio a voi.
Dall’epoca imperiale invece abbiamo ricevuto il nostro sistema clientelare, dove quasi ogni buon romano andava a porgere il saluto in casa di un cittadino più influente in cambio della sportula (una quantità di denaro solitamente.) e dove i vizi dovevano rimanere privati ma pubbliche le virtù.
“ho ritegno a dire cosa fai tu con la tua lingua emula di Catone” scriveva nel primo secolo dopo Cristo..
Pensandoci l’unica cosa che servirebbe alla nostra Italia è una buona cura di senso civico e di orgoglio per il proprio lavoro, il senso di voler fare con cura il proprio mestiere, cercando di snellire i tempi delle operazioni burocratiche, ad esempio.
In mancanza di questo non ci resta che incolpare il mostro delle pozzanghere della sua crudeltà… inseguire idee fumose come quelle che generano gli stregoni tra i vapori dei legni aromatici aspettando la notizia più interessante nel notiziario.
E’ molto facile infatti dare la colpa a qualcuno che dover pensare a cosa dovrei fare qui ed ora.. saremmo molto più sollevati a sapere che vi è qualcosa di estraneo a noi, di mitologico quasi che ci ha messo nella brutta situazione in cui siamo… o viceversa ad inneggiare alla libertà dei bunyip come unico baluardo contro l’indifferentismo..
La realtà è che dovremo presto rimboccarci le maniche, tutti noi se vogliamo renderci fieri di questo paese e già che ci siamo lasciamo i bunyip nelle loro paludi… gradiranno di sicuro.
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